01, 3, 2007
Dialetto Veneto
una lingua parlata
`Riconoscendo l’arbitrarietà delle definizioni, in seguito a discussione, si è deciso di usare il termine lingua per le lingue riconosciute come tali nella codifica ISO 639. Per gli altri idiomi, viene usato il termine dialetto.
l dialetto veneto è una lingua parlata, sotto forma di diverse varianti, nella Regione Veneto e in parte del Friuli (Italia), sulla costa Dalmata (Rep. di Croazia), in Messico (nel paese di Chipilo), in Brasile (negli Stati di Rio do Sul e di Santa Caterina). In questi ultimi Paesi è stata portata dagli emigranti provenienti dal Veneto, ma nel Rio Do Sul è stata imparata e viene utilizzata anche da persone di altra origine: il primo dizionario di Talian (o Vêneto Brasileiro) fu compilato da un Polacco.
Le principali varianti del veneto sono:
*il veneto-centrale (padovano-vicentino-polesano)
*il veneziano (veneto orientale)
*il veronese (veneto occidentale)
*il trevigiano e il feltrino-bellunese (ven. settentrionale
Anche buona parte del lessico è comune, e le variazioni sono spesso limitate alla pronuncia: per esempio «gato/gat», «saco/sac» , «fero/fer», «magnar/magnare», «vardar/vardare», «nasion/nazion/nathion» , «verxo/verzo/verdho» ... E ancora «la scala /‘a scàea» , «sorela/sorèa» (spesso unificate con la L-tagliata (Ł, ł) “ła scała” e “soreła”) oppure «vérdi /virdi» , «dotóri /duturi».
Queste ultime due forme sono dette metafonetiche e sono tipiche del veneto centrale oltre che del Gradese, resi celebri da autori come Ruzante e Biagio Marin: molti le ritengono già morte o comunque secondarie in quanto troppo difformi dall’italiano standard (che ha “verdi” e “dottori”) ma in realtà esse sono ancora discretamente usate. Si trovano comunque anche in altre varianti venete, sebbene in misura minore.
Tutte le varianti sono state usate da poeti veneti (fra cui Ruzante, Goldoni, Zanzotto, Barbarani, Marin) ma alcune di esse sono state portate anche all’estero, per esempio la variante nord-trevigiana di Segusino è tutt’ora parlata in Messico a Chipilo con forti influenze spagnole, mentre un misto di vicentino e bellunese è parlato in Brasile anche se ha ricevuto influenze portoghesi e di altre lingue del Nord-Italia.
La variante veneziana veniva utilizzata invece in molti atti ufficiali durante il governo della Serenìsima Repùblica di Venezia.
Ovviamente ci sono delle parole molto diverse da zona a zona come «fogołar/larìn» , «ceo/cenin/picenin» , «el xe / l’è» , «ła xe / l’è» , «el ga / l’à» , «ła ga / l’à» , «i gavéa / i avéa» , «magnémo/magnòn»...
Anche la sintassi presenta qualche variazione: nel veneto settentrionale, ad esempio, gli interrogativi restano in fine di frase «Fàtu che? Sìtu chi? Vàtu onde?» mentre nelle altre varianti essi risalgono in prima posizione « ‘Sa fèto? Chi/Ci sìto? ‘Ndo vètu?». In queste ultime zone l’interrogativo finale esiste ma solo come forma rinforzata. Esistono poi anche forme doppie con enfasi particolare « ‘Sa vèto indove!? ‘Sa fèto cósa!?».
Queste varianti condividono quasi completamente le stesse strutture morfosintattiche. Fra le tante citiamo per esempio il pronome clitico obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza sing/plur: «Giorgio el vien» , «I veci i parla» , «ti te parli/parla» o «ti ti/tu parla»
Tali pronomi, quando presenti, hanno carattere distintivo: sono cioè essi a stabilire il senso della frase e non sono le desinenza finali del verbo: «el sente
<--> i sente» (=sente/sentono) oppure «te parlavi <-->parlavi» (=parlavi/parlavate). Ciò permette addirittura di eliminare, in certi casi e in certe varianti, le vocali finali del verbo senza pregiudicare la correttezza della frase «el sent, i sent» o quantomeno di scambiarle «te parlavi = te parlava»
In Piemontese, invece, come in Milanese e Italiano, il senso della frase è sempre comunque affidato alle vocali finali del verbo. Per esempio Piem. «a canto
<--> a canta» , Mil. «el canta <--> canten» , It. «canta <--> cantano»...
Tipico del veneto è anche l’interrogativo-esclamativo sottointeso o vuoto: «Vùto ndar?!» (ital.= DOVE vuoi andare!), «Vùtu far?!» (ital.= COSA vuoi farci!)
Ricordiamo che il veneto è ancora capito e parlato fra alcuni discendenti di emigranti veneti a Latina (Italia) mentre non è più usato nella comunità di Arborea (Sardegna centro-occidentale), sebbene abbia esercitato qualche influenza sul sardo locale.
Infine, non dimentichiamo che alcune parole sono comuni solo a veneto e catalano «mé pare=mon pare» (it.padre), «mé mare=ma mare» (it.madre), «masa=massa» (it.troppo)
Fonte:
http://www.matura.it/enciclopedia/dialetto_veneto.htm
http://www.encyclopedie-it.snyke.com/articles/dialetto_veneto.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_veneta
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