MEMORIE STORICHE DI PONZANO VENETO
Come si disse nel capitolo «Vicende storiche generali», Ponzano iniziò la sua formazione, con ogni probabilità, all’epoca della realizzazione della via Postumia o poco più tardi. Ed è da ritenere che il corso della «Giavera», unitamente alla caratteristica del sottosuolo generoso d’acqua, abbia favorito la nascita e lo sviluppo del paese.
Le numerose pergamene risalenti agli anni successivi al 1100, custodite nella Biblioteca Capitolare del Duomo di Treviso, stanno a documentare l’esistenza in quei tempi di un nucleo abitato.

La pieve di Ponzano è pure ricordata in alcune bolle papali: in quella di Eugenio III (Segni, 3 maggio 1152)«Bolla molto importante in quanto mette in evidenza la temporalità del Vescovado di Treviso, consistente in elargizioni imperiali ed in donazioni private». (ANTONIO SARTORETTO, Antichi documenti della Diocesi di Treviso dal 905 al 1199, Tip. Editrice Trevigiana, 1979), di Alessandro III (Rialto Venezia, 10 agosto 1177 e Viterbo, 19 luglio 1181), di Lucio III (Verona, 1 ottobre I184), di Urbano III (Verona, 25 agosto 1187). E’ citata inoltre in una pergamena del Vescovo di Treviso, Olderico III, del 23 agosto 1157. In merito alla denominazione «Ponzano» non si hanno notizie certe. F.S. FapanniF. S. FAPANNI, Memorie storiche della Congregazione di Quinto, Andreola-Medesin, Treviso, 1860, p. XXVIII riferisce: «Avvi tradizione che la villa di Ponzano abbia avuto il nome e l’origine da un tabernacoletto (capitello), sacro a San Ponziano Martire, che si vede ancora sulla vetusta via Postumia». Ed ancora C. Agnoletti, nella sua opera, «Treviso e le sue Pievi», ritiene che la voce Ponzano possa derivare da «ager pontianus» o meglio dal nome di un ipotetico «Pontius», romano, capo di coloni, che qui può aver avuto un possedimento terriero C. AGNOLETTI, Treviso e le sue Pievi, Turazza, Treviso, 1897-1898, voi. II, p. 618.. La chiesa difatti è intitolata: «Ecclesia parochialis s. Leonardi de Pontiano». Avverte don A. Dal Colle DON ANTONIO DAL COLLE, «Ponzano Veneto e la sua Chiesa», Tip. della Società, Vedelago, 1922, pp. 7-8: «le varianti che si riscontrano sul nome scritto in atti sono queste: nel sec. XV, Ponciano, altre volte, Punciano»; più tardi, si legge nei documenti custoditi nel Comune: Ponc.an, Ponzan ed infine Ponzano, aggiornato nel 1868 in Ponzano Veneto, come già precisato in altro capitolo. La prima documentazione storica di Ponzano ce la riferisce l’Agnoletti C. AGNOLETTI, op. cit., vol. II, p. 618.: «II vescovo Si tratta del vescovo Rozone-Calza (969-1002). (C. AGNOLETTI, op. cit., p. 618). cui donavansi campi nel 992, cedevali poi al Visdomino (vicario) donde il sito pratovisdomino, e nel 1154 un Ottone lo dette al Capitolo di San Pietro di Treviso che ne fu possessore, benché vi vantasse diritto (anno 1169) Wilfredino da PonzanoBiblioteca Capitolare di Treviso, pergamena nr. 55/ 1169-3 del 15-1-1169. La vertenza tra le due parti fu prosciolta da Ezzelino da Romano nel 1169 (G. B. VERGI, «Storia degli Ezzelini», Remondini, Bassano, 1779, t. Ili, pp. 44-45). Nella succitata Biblioteca Capitolare esistono parecchie altre pergamene relative a rapporti di affari, cessioni, testamenti, ecc., nelle quali è citato Ponzano. Risalgono agli anni 1134, 1154, 1162, 1169, 1172, 1182 e 1207. , però i Papi riconoscevano (anno 1170 e segg.) le terre e le decime che qui avevano i Canonici, e il Vicario del vescovo godevali nel 1200 posti nella decanìa di Ponzano (...).! Canonici possedevano altre terre in Ponzano, terre che formavano il Beneficio Capitolare denominato “Quartesi di Ponzano” nella Pieve di Postioma»C. AGNOLETTI, op. cit., vol. II, p. 619 . Pure «qui possedeva la famiglia dei Da Romano, come risulta da un atto del 10 luglio 1077, e prima di questa il Conte di Treviso (Collalto), il quale nel 1020 dotavane la Basilica di Lovadina della sua Corte. I Nonantolani altresì avevano nel 1077 una villa in Ponzano con porticato annessovi»A. DAL COLLE, op. cit., p. 11 e G. BONIFACIO, «Istoria di Trivigi», Albrizzi, Venezia, 1744, p. 318 (ristampa Forni, Bologna, 1968). Relativamente ai monaci Nonantolani si parla più estesamente nel cap. «Le ville del nostro Comune», in relazione a Villa Minelli . Ed ancora, sempre nel medesimo anno, appare una compravendita in Ponzano tra Ecelo, figlio di Arpone (cioè un Da Romano) Ecelo da Onara (1012-1092), figlio di Arpone, è il capostipite della dinastia dei Da Romano, famiglia di origine tedesca discesa dalla Germania (1036). Sposò una certa Gisla dal cui matrimonio nacquero Ecelus ed Alberico. Alberico è il padre del primo Ezzelino soprannominato «il Balbo»; dal Balbo nacque Ezzelino II, detto «il Monaco», ritiratosi nel 1221 a vita monastica. Ezzelino il Monaco è il padre di Alberico II, di Ezzelino III e di Cunizza. La. fama della famiglia dei Da Romano è dovuta in gran parte ad Ezzelino III «il tiranno». (G.B. VERGI, Storia degli Ecelini, Bassano, Remondini, 1779). e Giovanni da Cavaxio. Circa l’attività religiosa, don A. Dal Colle nella sua operetta già citata così si esprime: «In atti del 1162 figura questa chiesa, ma anche da tempo anteriore apparteneva essa al monastero benedettino del Talpon “vel, dell’Ospitale del Piave” sito al di là del Piave alla ripresa del tronco della Claudia-Altinate, che pure si diceva nel secolo X Schiavonesca», prossima a Lovadina. In un documento«Studi e testi» 96 «Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV Venetia, Histria, Dalmatia» (Biblioteca apostolica Vaticana, MDCCCCXLI, p. 78). si legge, relativamente all’anno 1297: «Capella S. Leonardi de Ponzano — Juravit et non solvit decimam — Presbiter Facinus». E’ pertanto questo il primo nome di un sacerdote con probabile funzione di parroco o rettore, che troviamo collegato al paese di Ponzano. SuccessivamenteMS. Curiali delle Collette, 1330 e «Quaternus decime triennali! cantra Turcos an. 1344» (Biblioteca Capitolare Treviso). si trova un altro Presbiter, Joannes Novellus, relativo all’anno 1330, epoca in cui Ponzano risulta essere Cappella della Pieve di Postioma; e nel 1344, un terzo nome: Clericus Joannes Robertus. La cappella di Ponzano rimase ai monaci di Lovadina (Cistercensi) dell’Ospitale del Talpon o del Piave fino all’anno 1490, allorché il Senato Veneto volle donarne le rendite al Monastero degli Angeli di Murano, al quale appartenne fino al 1810 anno in cui fu demaniato FLAMINIO CORNER, Eccles. Venet. I. IX, pag. 396 ed Atti Curiali 1805 e 1810; la bella chiesa muranese è attualmente succursale della parrocchia di S. Pietro Martire. L’Ospedale di S. Maria del Piave fu eretto nel 1009 dai trevigiani nel luogo detto «Talpon», presso Lovadina. Nel 1229 11 Papa lo diede in amministrazione ai Cistercensi di Pollina. Nel XV sec. venne incorporato al Monastero di S. Maria degli Angeli di Murano. per la soppressione dei monaci voluta da Napoleone Decreto del 25 aprile 1810 pubblicato il successivo 12 maggio.. Le monache del Monastero degli Angeli avevano l’autorità di eleggere il loro Cappellano od il Confessore a parroco di Ponzano. Ponzano durante l’epoca medioevale ebbe alcuni personaggi d’una certa levatura e ciò fa capire che tale frazione godeva di una evidente notorietà. Ricordiamo «Petrus de Pongano di Tarvisio» che attorno al 1300 ebbe notevoli incombenze pubbliche d’ordine politico in Italia ed in campo internazionaleA. S. MINOTTO «Acta ed Diplomata e R. Tabulario Veneto usque ad medium saeculum XV summatim regesta». Documenta ad Belunum, Cenetam, Feltria, Tarvisium spectantia, vol. II, sezioni I e II, Venezia 1871, pp. 86 e 87. . Altro nominativo è «Albertino Ognobene de Pongano», notaio, interessato presso il Comune di Treviso alla stesura di atti pubblici nel 1314, anno in cui era podestà di Treviso Albertino di Canossa «Quaternus Bolletarum, 1314», Biblioteca Capitolare di Treviso pubblicato da A. MARCHESAN in «Treviso Medievale», p. 397, vol. I.. Il medesimo nel 1319 faceva1 parte del Consiglio dei Trecento per il Quartiere del Duomo (secondo grado)A. MARCHESAN, op. cit., p. 93, vol. I. . Il Marchesan rammenta anche un certo «Bonzanino de Bonzano» (evidentemente Ponzanino da Ponzano), notaio, che dopo varie istanze riuscì ad essere accolto nel Consiglio dei Trecento nell’anno 1318 al tempo del Podestà Rolando da FoglianoA. MARCHESAN, op. cit., pp. 94 e 97-98, vol. I . Ancora il Marchesan nella sua «Treviso Medievale» parla di un personaggio, certo Zuliano o Giuliano da ; Ponzano, che nel 1315 era uno degli Otto Savi della città di Treviso eletti per studiare le norme ed attuare le disposizioni onde impedire l’esportazione, fuori del territorio della città, del grano indispensabile in loco a causa dello scarso raccolto A. MARCHESAN, op. cit., p. 302, vol. I.. Il 14 aprile 1316 con gli altri sette Savi egli trattò la traslazione del Corpo del Beato EnricoC. AGNOLETTI, Vita del Beato Enrico, Tip. Cooperativa Trivigiana, 1909, p. 45. . L’anno successivo venne eletto con altri tre Savi e due Sopragastaldi per esaminare la realizzazione del progetto di una chiesa in Borgo San Tommaso in Treviso A. MARCHESAN, op. cit. vol. II, p. 404.. Zuliano, figlio di Guifredo da Ponzano, era nel 1318 membro del Consiglio dei Trecento ed anche notaioA. MARCHESAN, op. cit., vol. I, p. 97 nota e vol. II, p. 293. La professione di notaio era stata esercitata anche da un altro ponzanese, Albertino da Ponzano, «sacri palacii notarius», nella prima metà del 1200. Cfr.: «Gli Statuti del Comune di Treviso» a cura di Giuseppe Liberali, Venezia, Deputazione di storia patria per le Venezie, 1950, vol. I, p. XXIV, nota. . Egli inoltre aveva l’incombenza assai delicata di «clavigero» (custode delle chiavi) della porta di Santa Bona, una delle porte principali di Treviso medievale che corrispondeva press’a poco all’attuale porta Fra Giocondo A. MARCHESANA op. cit., vol. I, p. 63. Questo Zuliano doveva essere dunque un cittadino eminente, un notabile della «Campagna di Sotto», una delle otto regioni in cui era divisa la podesteria di Treviso, che comprendeva anche i nostri tre paesi. Dal punto di vista dell’amministrazione religiosa, nel 1314 la pieve di Postioma, a cui appartenevano le regole di Postioma, Porcellengo, Musano, Posnovo (Signoressa), Merlengo, Paderno, Ponzano, Roncallis e San Pelagio, faceva parte del Quartiere Oltre CagnanoA. MARCHESAN, op. cit., vol. I, pp. 317 e 357.. Nei secoli XV e XVI, la già scarsa popolazione di Ponzano venne falcidiata dalle pestilenze propagatesi in tutto il territorio trevigiano. Riferisce d. Dal Colle in «Ponzano Veneto e la sua chiesa», a pag. 22, che nel 1335 gli abitanti erano giunti a 440, mentre nel 1560 si ridussero a soli 150. Purtroppo nessuna possibilità esisteva per arginare e tanto meno debellare i devastanti morbiIn una nota in calce a p. 22 del citato volumetto del Dal Colle si dice che: «Altri disastri si ebbero in quel tempo: così Cavallette rovinatrici d’ogni cosa nel 1542, Banditi e persone tristi nel 1630 e seguenti, Trovatelli abbandonati sui fossi nel 1630».. Dice a tale riguardo il suddetto autore: «troviamo l’aggiunta del contitolare San Rocco sull’inizio del XV secolo, a cagione delle pestilenze che in quel tempo serpeggiavano anche nelle nostre contrade…»San Rocco fu invocato contro le pestilenze dai Padri del Concilio di Costanza (1414) ed il suo culto nella diocesi di Treviso ebbe impulso notevolissimo per merito del Vescovo Nicolo Franco (1486-1499). Rocco nacque a Montpellier verso la fine del sec. XIII e mori nel 1327 circa. .

Nella notte tra il 7 e l’8 settembre 1944, presso la Chiesa Vecchia di Fontane, un gruppo partigiano guidato da Pietro Gobbato venne circondato da militi fascisti che avevano teso un agguato. Quattro del suddetto gruppo furono presi dai fascisti: di essi, Luigi Valentino Rossi fu ferito gravemente all’addome, piantonato perché nessuno lo soccorresse e lasciato morire tra atroci sofferenze, mentre Pietro Gobbato e i due fratelli Bruno e Gino Bianchin vennero trascinati al comando militare fascista di Villa Felissent, processati sommariamente, torturati, indi trasferiti in località «Alle Corti» ove furono uccisi.
Sfuggirono all’imboscata Enrico Gobbato, fratello di Pietro, ed alcuni compagni, i quali pensarono, spinti dalla disperazione, di chiedere aiuto al parroco di Ponzano, don Giovanni Sernagiotto.
In quell’occasione cadde dalla tasca di Enrico Gobbato una bomba a mano che scoppiando lo ferì gravemente al piede sinistro. Alle sue grida accorse in aiuto un vicino, Natale Bortoletto. Tempestivamente e di nascosto il dott. Ernesto Castaldo dovette eseguire l’amputazione del piede coadiuvato da Albino Picciol, zio del Gobbato, e da Marcelle Faccin.
In tale circostanza fu ferito, seppur leggermente, anche il sacrestano Riccardo Rossi che in quel mentre giungeva per il suono dell’Ave Maria.
Luigi Valentino Rossi, citato in precedenza, morì tra dolori atroci per,le ferite riportate ed il suo funerale ebbe luogo a Ponzano il mattino del 9 settembre; quello di Pietro Gobbato il 1-2; quello dei fratelli Bianchin si svolse a Postioma, loro paese natale.
Questi tragici fatti destarono profonda impressione nell’animo del popolo.
A Pietro Gobbato venne conferita la medaglia d’argento alla memoria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la seguente motivazione: «Durante la lotta di liberazione si distingueva per belle doti di animatore ed organizzatore, per audacia, per fermezza e per fede. Preso con tre dei suoi in una imboscata dopo essersi strenuamente difeso ed aver visto cadere uno degli uomini veniva fatto prigioniero. Barbaramente seviziato manteneva contegno fiero ed esemplare. Davanti alla morte ormai sicura rivendicava la sua fede nella Patria e nella Libertà ed incitava i suoi due compagni a morire con dignità.
Corti di Santa Maria del Rovere (Treviso) 8 settembre 1944.
Roma, 1 febbraio 1957».
L’uccisione di Pietro Gobhato e di Luigi Rossi, entrambi di Ponzano, è ricordata in una lapide affissa sulla facciata del vecchio Municipio in piazza Aldo Moro con la seguente epigrafe:
Opere d’arte della chiesa di Ponzano Veneto
La chiesa in titolo comprende le seguenti opere:
— Una tela denominata «la formosissima pala» dal Vescovo Bernardino Marin (17881817) attribuita in controversia al Giambellino, al Polidoro ed al Giorgione, raffigurante la Madonna con il Bambino ed i due compatroni San Leonardo e San Rocco, eseguita nel 1523. Le notizie sul vero autore e sulla data di esecuzione di tale pala sono oggetto di discussione.
— Due quadri del Cuor di Maria e del Cuor di Gesù del pittore Giuseppe Modolo di Olmo (Vicenza), anno 1961. — La nuova «Via Crucis» del pittore prof. Giancarlo Zaramella di Mogliano Veneto (1962).
— La pala di San Francesco d’Assisi detta «le stigmate», di autore sconosciuto come sconosciuta è la data di esecuzione. Tale lavoro è stato restaurato dall’artista Mario Righetto di Salzano (Venezia) nel 1969.
— La volta del coro, dipinta da Sebastiano Santi, l’Eucarestia, la Fede e la Croce e quattro medaglioni rappresentanti gli evangelisti.
— Tre statue in marmo di Carrara, opera dei fratelli Marinali di Bassano del Grappa, della seconda metà del secolo XVII, provenienti dall’oratorio di San Giovanni Battista di Villa Minelli (ora Benetton) e rappresentanti san Domenico, santa Rosa da Lima e la B.V. della Consolazione.
— La statua della Madonna del Rosario.
— Un grande crocifisso in legno.
— Un turibolo, una navicella ed un calice artisticamente lavorati.

