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L’ORATORIO DI SAN VITO
Via Postumia Romana - Merlengo

Oggidì i mezzi motorizzati che transitano veloci sulla via Postumia Romana, strada egregiamente sistemata per le moderne esigenze della viabilità, forse non notano la modesta presenza di questo oratorio.

L’Agnoletti lo ritiene più antico della chiesa parrocchiale di Merlengo, essendo sorto forse tra i secoli VII ed Vili ed al riguardo il predetto autore così si pronuncia; «Erano due le chiese di questo paese, delle quali si crede più antica S. Vito sulla strada Postioma (dai Franchi) e San Bartolomeo Ap. fu il titolo della seconda dell’era ottomana: è però rimasta questa come parrocchiale, ma i beni della prebenda sono piuttosto presso S. Vito»G. AGNOLETTI, Treviso e le sue Pievi, vol. II, pp. 610-611..

La posizione dell’oratorio, che sorge su quella che un tempo era una grande arteria di comunicazione, e la rudimentale tecnica di costruzione dei muri ne farebbero l’esempio più antico di testimonianza religiosa del ponzaneseCfr. S. ROSSETTO, San Vito: in rovina uno dei più antichi oratori della diocesi, «La vita del popolo», 1 agosto 1971. F.S. FAPANNI, in Memorie storiche della Congregazione di Quinto, a p. XXVII, riferisce che è stato ricostruito nel sec. XVIII mentre nei documenti dell’Archivio Parrocchiale di Merlengo si parla solo di restauri che vengono citati alla fine del presente capitolo..

Dalla toponomastica del paese e del santo, entrambe di derivazione germanica, si potrebbe anche supporla opera dei longobardi dopo la loro conversione alla fede cristiana, anche se è altrettanto lecito e forse più verosimile attribuirne la costruzione alla peculiare iniziativa dei monaci benedettini i quali avevano eretto anche il convento-ospizio.

San Vito è un’umile chiesetta molto cara al popolo di Merlengo e da esso sempre venerata; ciò è testimoniato anche dai documenti esistenti presso l’Archivio Parrocchiale di Merlengo in cui risulta che più volte è stata restaurata con i sacrifici e l’opera dei fedeli.

Essa si trova in località «Al bastòn», presso l’incrocio della predetta Postumia Romana con la strada che da Treviso raggiunge Volpago del Montello.

Probabilmente San Vito nei lontani tempi medioevali rappresentava un punto di smistamento per coloro che intendevano dirigersi verso il meridione o verso l’occidente (Francia e Spagna).

In particolare, pellegrini spinti dal fervore religioso si recavano a Padova per onorare il taumaturgo Sant’Antonio, indi a Lucca per contemplare in quel duomo l’immagine, considerata miracolosa, del «Volto Santo» di Gesù. Proseguivano poi verso Roma per venerare la tomba di San Pietro ed il Sudario della Veronica, oppure raggiungevano il santuario di San Michele del Gargano da dove poi si portavano a Brindisi per imbarcarsi alla volta della Terra Santa. Altri scendevano a Treviso, a «Sant’Ambrogio de por tu»; da qui, sulle barche, attraverso il Sile, raggiungevano Venezia per poi avviarsi via mare verso i Luoghi Santi, come già detto. Altri ancora si dirigevano al Santuario di San Vago de Compostela (San Giacomo apostolo) a la Coruna, nella Galizia spagnola, attraverso l’Italia settentrionale e la Francia, ove sostavano alla tomba di San Leonardo di Noblat, taumaturgo di grande famaSan Leonardo di Noblat, come noto, è il patrono di Ponzano. (Cfr. P. C. ANGELETTI, San Leonardo, Roma 1971). Di esso parliamo nelle «Memorie storiche di Ponzano Veneto». San Leonardo è venerato quale patrono dei carcerati. . Infine transitavano di là molte persone costrette a viaggiare per i più disparati motivi verso luoghi più o meno lontani.

Per certo, durante il periodo della sua grande attività umanitaria, San Vito ebbe preminenza su Merlengo. La sua ubicazione, la missione di assistere i pellegrini ed i diseredati, la notorietà acquisita e i beni prebendali del monastero confermerebbero questa asserzione.

Si ritiene che tra il 1400 e 1500 l’attività del Monastero sia decaduta; è infatti verso il 1500 che la chiesetta è diventata campestre; rimane tuttavia ignota l’epoca in cui il convento-ospizio, le cui fondamenta risultano interrate, è stato demolito o distrutto.

Oratorio di san Vito

Oratorio di san Vito a Merlengo

I santi a cui il tempietto è dedicato, Vito, Modesto e Crescenzia, vissero al tempo dell’Imperatore Diocleziano, famoso persecutore dei cristiani, ma di essi non sono noti con precisione gli estremi della nascita e della morteIl nome «Vito» è quasi certamente d’origine longobarda mentre il personaggio Vito con i compagni d’apostolato, Modesto e Crescenzia, sono ritenuti di origine siciliana. (Biblioteca Sanctorum», voi. XII, pp.  1243-1248, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense). Parecchi paesi e località italiane portano la denominazione «San Vito», il che conferma la grande venerazione che gode questo Santo. La stupenda Cattedrale di Praga è dedicata a S. Vito. . Non è comprovato che siano morti martirizzati. I loro corpi comunque non ebbero troppa pace. Dalla Lucania, ove svolsero il loro apostolato, passarono sotto la custodia di vari dominatori. Nel 753 sarebbero stati asportati dai Longobardi, in un primo tempo profanatori di templi e pur essi persecutori dei cristiani. Il corpo di San Vito raggiunse Parigi e nell’836, affermano gli storici germanici, passò in Sassonia ove il santo ebbe molta venerazione nell’impero dei tedeschiReliquie dei tre santi sarebbero conservate in molte chiese europee ma rimane però discutibile la loro autenticità. .


Dalla chiesa i tre santi sono sempre stati venerati con culto comune. In data imprecisata venne aggiunta, quale quarta protettrice dell’oratorio, la beata Vergine della MercedeIl culto tributato alla Madonna della Mercede risale al 1223 data in cui fu fondato a Barcellona l’ordine mendicante il cui vero titolo è «Ordine della Madonna della Mercede per il riscatto dei prigionieri e per la redenzione degli schiavi». Fondatori furono S. Pietro Nolasco (1189-1256), S. Raimondo di Penafort (1175-1275) e Giacomo I d’Aragona (1208-1276), con lo scopo di liberare i cristiani caduti nelle mani dei Mori. Fu confermato da Gregorio IX nel 1325 ed esiste tuttora. I monaci sono detti Mercedari. E’ inesatto ritenere che nel sec. X i Mercedari, ordine religioso, abbiano costruito il convento-ospizio di san Vito in quanto l’attività dei Mercedari ebbe inizio solo nel 1223 in Spagna come riferito in precedenza (V. «Restauro della chiesetta di San Vito Cenni storici anno 1980 e stessa notizia è riprodotta in «Ponzano Note storiche» p. 19, anno 1981). .

Il 28 settembre 1898 Pallora parroco don Edoardo Lanzarini rinvenne nella sacrestia della chiesa di Merlengo un documento in cui si parla di un’indulgenza plenaria concessa da Papa Alessandro III (1159-1181), da lucrarsi il 3 aprile di ogni anno presso l’oratorio di San Vito. In seguito fu trasportata da papa Gregorio XVI (1831-1846) al 24 settembre, festa della Madonna della MercedeNel 1881 il pittore Luigi Baretton di Povegliano dipinse per l’oratorio una pala rappresentante S. Vito, S. Modesto, S. Crescenzia e la Madonna della Mercede.
Tale pala potrebbe dar adito a pensare che effettivamente in san Vito abbiano svolto la loro opera d’assistenza anche i mercedari ma di ciò non è stata trovata documentazione né alcuna nota storica.
.  E’ conservata inoltre un’altra bolla datata l’anno 1650 di papa Innocenze X (1644-1655) che conferisce alla chiesa di San Vito una indulgenza per i pellegrini.

Per interessamento di don Lanzarini la citata indulgenza fu poi trasferita alla chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo.

Nel passato molti «ex-voto» testimoniavano prodigi avvenuti per opera dei santi venerati, ma a causa delle tante vicende accadute essi andarono sottratti, dispersi o distruttiSan Vito nel Medioevo e dopo ancora venne invocato contro parecchie malattie fra cui la còrèa o ballo di San Vito e la rabbia. E’ venerato ancora da alcune categorie di artisti (attori e ballerini). .

Nelle epoche trascorse l’oratorio è stato utilizzato anche come lazzaretto; in data 1885 venne confermato tale uso in una lettera del parroco don Luigi Cozzarolo. Inoltre tra i documenti conservati nell’Archivio Municipale esiste una delibera del 28-2-1909 nella quale si dispone l’eventuale uso della chiesetta come luogo di isolamento per malati contagiosiNell’occasione dell’epidemia del 1886 la popolazione di Merlengo disapprovò l’uso dell’oratorio come lazzaretto (Curia Vescovile, busta Merlengo). .

Ed ancora, oltreché come lazzaretto, San Vito servì come luogo di ricovero per i pastori durante le loro transumanze nelle occasioni di grandi avversità atmosferiche.

Viene ricordato che nel lontano 1551 la Madonna sarebbe apparsa nell’oratorio ad un certo Andrea Meneghin e che per questo fatto i vicini abitanti di Povegliano vi fecero una processione. Inoltre sarebbe rimasta memoria che nel 1575, epoca in cui San Vito era ormai divenuta chiesa campestre, vi si esercitavano riti superstiziosi sulle sepolture del già citato cimiteroC.  AGNOLETTI, Treviso e le sue Pievi, Turazza, Treviso, 1897-1898, p. 613. .

Nel passato vi furono contese tra Merlengo e Postioma, per il possesso dell’oratorio e delle terre, forse perché un tempo fu chiamato San Vito di Postioma, e tra Merlengo e Paderno pel diritto del quartese dal 1597 in poi, ma prevalse sempre Merlengo.

Durante i lavori di escavazione degli alvei del Canale della Vittoria, nel 1923 circa, gli operai riesumarono molte ossa umane nelle immediate adiacenze dell’oratorio, il che conferma l’esistenza dell’antico cimitero citato in precedenza.

In passato le funzioni sacre in San Vito si celebravano:
— nella festa dei titolari, il 15 giugno;
— nella festa della Beata Vergine della Mercede, il 24 settembre, in cui aveva luogo la sagra annuale della localitàIn data 29-9-1980 è stata ripristinata la Sagra della Madonna della Mercede per soddisfare un vecchio e pio desiderio della popolazione. ;
— nel primo giorno delle Rogazioni;
— nella prima domenica dei mesi di maggio, giugno, luglio, agosto e settembre; — nelle occasioni di processioni per implorare la pioggia, la cessazione di calamità pubbliche o per altre importanti esigenze dei fedeli.

Le processioni venivano effettuate dalla Chiesa Parrocchiale di Merlengo al detto ora- torio con straordinario concorso di popolo. La chiesetta, dichiarata Monumento Nazionale, dopo un periodo di chiusura al culto di circa due anni perché in penose condizioni, è stata da poco scrupolosamente restaurata, previ accordi e direttive della Sovrintendenza ai Monumenti di Venezia.

L’iniziativa nacque tra il 1979 ed il principio del 1980 in cui la parrocchia di Merlengo, a seguito dell’Ordinanza emessa dal Sindaco per interessamento del parroco e dei fratelli Martini don Angelo e cav. Luigi, promosse il «Comitato per il restauro della Chiesetta di San Vito» il quale organizzò un «Comitato promotore» e conscguentemente un «Comitato di lavoro» on Ordinanza nr.  3583 di protocollo del 18 luglio 1977 da parte del Sindaco Dino Bonesso era stata resa inagibile la chiesetta in argomento (V. allegato nr. 9 a cui è unita copia di predetta disposizione)..

Le relative spese sono state sostenute dalla popolazione locale con il cospicuo contributo di persone, ditte ed enti che hanno a cuore la conservazione di questo piccolo tempio d’alto, valore storico-religioso. Il 28 settembre 1980 ha avuto luogo la solenne inaugurazione della risorta chiesetta con largo intervento di fedeli. Legittimo orgoglio ha suscitato nel cuore dei parrocchiani di Merlengo l’ottima riuscita dell’imponente opera di restauro che ha salvato da sicura rovina il medioevale tempietto. Un sentimento di riconoscenza va rivolto al Sindaco sig. Dino Bonesso ed alla Amministrazione Comunale da lui presieduta che ha incoraggiato e sostenuto con entusiasmo questa opera, contribuendo prima alla sistemazione del piazzale e quindi alla sua pavimentazione.

Visite di Vescovi all’oratorio di san Vito

4-5-1795 - Vescovo Bernardino Marini
1856 - Vescovo Giovanni Antonio III Farina
1868 - Vescovo Federico Maria Zinelli
18-12-1907 - Vescovo A. Giacinto Longhin

Principali restauri dell’oratorio

1601 - restauro disposto da mons. comm. Fe- derico Cornare.
1610, 1642 - restauri disposti dagli abitanti e dal parroco don Giacomo Grassi.
1730 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Francesco Pollicini.
1747 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Camillo Macchia.
1749 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Camillo Macchia, eseguito dal muratore Antonio Dorigo.
1828, 1834, 1835 - restauri disposti dagli abitanti e dal parroco don Bartolomeo Dal Pozzo.
1845, 1849 - restauri disposti dagli abitanti e dal parroco don Bartolomeo Dal Pozzo.
Questi due ultimi restauri sono stati effettuati dal muratore Guerrino Benedetti.
1882 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Luigi Cozzarolo, effettuato dal muratore Guerrino Benedetti.
1898 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Giovanni Maierotto sotto la direzione del’ing. Gaspari.
1914-1918 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Edoardo Lanzarini.
1943 - restauro disposto dagli abitanti e dal parroco don Pietro Filippetto.
1980 - restauro disposto da un «Comitato promotore» e realizzato da un «Gruppo di lavoro» V. opuscolo «Restauro della chiesetta di San Vito» pubblicato a cura della parrocchia di Merlengo Grafiche Vianello, Treviso, marzo 1980; V.  altro opuscolo in ciclostile del parroco di Merlengo:  «Inaugurazione della Chiesetta di San Vito, 28 settembre 1980». .

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