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Le malattie





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1. Questo capitolo vuoi riferirsi al periodo che va dal 1816 al 1871, durante il quale nei Registri dei Morti delle parrocchie   si   specificava la causa della morte,  ciò  che   in seguito non si riscontra più.

2. La parola «nèssa» ha due significati ben diversi nel dialetto nostro:

— nèssa, nel senso di denutrizione (es.: morir da la nèssa);
— nèssa, nel senso di nipote femmina, forse derivata dal francese   «nièce»  o   dall’inglese «niece», vocaboli che entrambi deriverebbero dal latino «neptis». La voce «nèssa», in città,  è  sostituita dalla voce più  evoluta «nevòda»  che al maschile fa «nevbdo».

3. Le famiglie contadine pagavano le prestazioni mediche dopo i raccolti dei bozzoli o dei prodotti della terra; queste erano le due occasioni principali in cui potevano vendere i prodotti e realizzare denaro. Le famiglie dichiarate dal Municipio «miserabili» ottenevano gratuitamente l’assistenza medica e la somministrazione delle medicine.

4. Giova ricordare che il numero degli abitanti è sempre stato maggiore a Merlengo a cui   seguiva Paderno ed infine Ponzano. 4bi!. La malattia miliara (o miliare o miliaria) è un genere particolare, che è accompagnata da un’eruzione cutanea di piccole vescichette della forma e grossezza d’un grano di miglio; è assai pericolosa.

5. A. DAL COLLE, «Ponzano Veneto e la sua Chiesa», p.  14.  L’epidemia   del   1630-31   è  contemporanea   a   quella descritta dal Manzoni ne «I Promessi Sposi»  che fece un gran numero di vittime:  si trattava della peste «bubbonica». La peste è dovuta ad un bacillo scoperto nel 1894 simultaneamente dal medico svizzero Yersin e dal medico giapponese Kitasato.


6. «San Rocco era nato a Montpellier (Francia)  verso la fine del tredicesimo secolo, peregrinò in tutta Europa, dedicandosi alla cura dei viandanti e degli ammalati colpiti di peste, morbo allora molto frequente. Contagiato egli pure dall’epidemia (presso Piacenza) e allontanato da tutti,  visse per lungo tempo in compagnia d’un misterioso cane, che gli procurava un tozzo di pane. Guarito infine, se ne tornò  a Montpellier ma non fu   riconosciuto,  anzi finì  in   prigione come spia e qui morì il giorno dell’Assunta del 1327. Le sue reliquie   furono   portate   a   Venezia».  (‘Dal   periodico   «Famiglia Cristiana», nr. 33 del 16-23 agosto 1981, p.  8). Sembra che S. Rocco, secondo la tradizione, sia stato a Roma per il Giubileo del 1300, a cui parteciparono anche Dante e Ciotto. Più tardi si incontrò con il successore di Bonifacio Vili, il nostro Nicolo Boccasino, eletto pontefice nel 1303 con il nome di Benedetto XI. San Rocco fu ammesso in udienza dal Papa al quale chiese la benedizione, ma questi, che andava distinto per la sua grande umiltà, esclamò: «Non sono io, o Rocco, che devo benedirvi, ma siete voi che dovete benedir me». (Mons. G. PATRIZIO.«Il tempio Monumentale di San Nicolo», Treviso 1962, Tip. Turazza, p. 8).

Il culto a San Rocco ebbe una considerevole diffusione nella nostra diocesi per merito del Vescovo di Treviso Nicolo Franco (1486-1499). Su San Rocco vedi anche: KENNETH WALKER; «La storia detta medicina», A. Martello editore, Milano, 1957, p. 111.


7. In un documento del 22 novembre 1830 il Regio Governo di Venezia trasmise la copia d’un concorso istituito dal governo russo che metteva a disposizione un premio di venticinquemila   rubli   all’autore   della   migliore   opera   sulla natura del colera. La Russia infatti era particolarmente interessata a debellare il morbo in questione in quanto confinante con i territori asiatici focolai del colera. A ricordo delle funeste epidemie vennero murate tre lapidi, ciascuna per ogni frazione, due delle quali esistono tuttora e precisamente una sul muro di cinta di Villa Gosetti a Merlengo e l’altra sulla parete esterna della casa Tornaseli! in Ponzano. La terza si trovava in Paderno in un luogo ignoto come ignota è la data di sparizione. Il testo delle lapidi è il seguente:

Jesus Christus Rex venit in pace Deus homo factus est verbum caro factum est. Vincit regnai   imperai. Ab omni malo nos defendat Amen.

8. Da «Enciclopedia Medica», a cura della Redazione della Rivista «Guarire»,  Ponzoni Editore, Milano.

9. In seguilo alla scoperta dell’America, avvenula, come è nolo, nel 1492 ‘per opera di Crisloforo Colombo, venne   importalo   il   seme   di   granolurco   (Zea-mais)  chiamalo «sorgolurco»,  la   cui   diffusione prese piede   anche   nel   nostro territorio. Nel 1858 durante la Visita Pastorale del Vescovo Giorgio Corner (1564-1577) viene segnalata la coltivazione di predetto cereale in parecchi campi delle nostre parrocchie. Con l’avvento di questo nuovo tipo di alimento ha avuto origine la nuova malattia della «pellagra».

10. Un villico, certo Giuseppe De Matila, affello da pellagra, il 10 dicembre 1855 si tolse la vila gellandosi nel pozzo. Un allro doloroso caso accadde in Ponzano nel 1878 allorché  una donna si gettò  nel pozzo dopo aver strangolato un figlio di tre anni. Nel 1901-1902 e seguenti, la malattìa si estese ed il governo allarmato propose una legge per debellarla. Incideva in quel tempo anche la scarsezza del sale comune di cui venne disposta la distribuzione graluila alle famiglie povere.

11. Informa   opporlunamenie   la   scienza   medica   che l’abuso delle bevande alcooliche causa una grave intossicazione   cronica,  che,  lentamente   ed   inesorabilmente   avanza senza risparmiare alcun tessuto ed organo. Il quadro dello sfacelo generale fisico, psichico e morale è impressionante. Esso inizia con maialile alla gola, indi allo stomaco, al fegato, al cuore, ai polmoni ed ai bronchi, ai reni, agli occhi, per proseguire con alterazioni neuropsichiche di varia natura e gravila, le quali per lo più sfociano nel «delirium iremens» e nella follia

12. La   maialila   della   fillossera   giunse   dall’America nel 1879.

 

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